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Salve prof. Michelini,
sono una ragazza di 22 anni a cui è stato diagnosticato, nel mese di giugno 2015, un linfedema primario.
La patologia si è manifestata da un giorno all'altro: una mattina mi sono svegliata con una coscia più gonfia (coscia dell'arto destro), quindi non c'è stata una progressiva evoluzione del gonfiore di cui avrei potuto accorgermi precedentemente. La diagnosi è stata fatta in una clinica di linfologia di Bruxelles in seguito ad una linfofluoroscopia da cui è risultato inoltre che il diffondersi del liquido ha avuto origine a livello inguinale, si è esteso nella coscia destra e sta facendosi strada nelle grandi labbra. Nonostante la diagnosi eseguita c'è un particolare che mi lascia perplessa: può il linfedema primario interessare solo una zona dell'arto, nel mio caso inguine e coscia? (dal ginocchio in giù il mio sistema linfatico funziona perfettamente). Inoltre le chiedo se può questo, avere una certa correlazione col fatto che per quasi 7 anni io abbia assunto la pillola anticoncezionale a causa di un'amenorrea durata all'incirca lo stesso arco di tempo di assunzione della pillola stessa.
Al momento sto proseguendo con una terapia di linfrodrenaggio, calze comprimenti, ecc senza tuttavia aver ottenuto risultati. La mia condizione non è grave, la mia coscia è più grande di "soli" 5-6 cm in più rispetto all'altra, quindi non ho particolari impedimenti nel camminare, pur consapevole di questo, non riesco a credere che non ci sia altra alternativa per far sì che questo liquido in eccesso venga riassorbito. Mi consiglierebbe un intervento? O crede che, data la poca gravità del caso, non valga la pena rischiare di peggiorare la situazione?

Domenica

RISPONDE il Prof. Sandro Michelini dell’Ospedale S. Giovanni Battista di Roma, Presidente della Società Europea di Linfologia.

Non è facile emettere giudizi senza 'vedere' ed esaminare personalmente il caso clinico. Dovrei visitarla e prendere visione degli esami fatti finora; eventualmente prescriverne altri.
I dati che mi fornisce sono incompleti e difficilmente interpretabili. Non mi pronuncio nel suo interesse. Mi sembra un caso da approfondire. Se è di Roma mi contatti e vedrò di riceverla il prima possibile in Ospedale, in un momento tranquillo (ammesso che ce ne siano!). Se abita fuori città mi contatti quando si trova a passare per Roma. Ho obiettato tante volte a Jrìean Paul Belgrado ed alla sua équipe che la Linfofluoroscopia ha dei limiti (quali-quantitativi) e non può, ancora oggi, sostituire la clinica.

Prof. Sandro Michelini

Per saperne di PIU' VAI ALLA SEZIONE LINFEDEMA EREDITARIO.

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