Secondo i dati più aggiornati, l’Europa Occidentale è una delle regioni del mondo a più elevato rischio di sviluppo di questa patologia
Anche chi non mastichi bene di medicina e salute ha ormai ben presente che una diagnosi di tumore al pancreas è molto più che un affare serio: si tratta, infatti, di una patologia dalla prognosi per lo più infausta, con una sopravvivenza a 5 anni che supera appena il 10% e contro cui la medicina appare impotente. Solo lo scorso anno, in Italia sono state effettuate circa 15mila nuove diagnosi di tumore al pancreas, numeri che portano questa patologia al settimo posto nella classifica dei tumori più diffusi. Tuttavia, se l’aumento complessivo delle diagnosi oncologiche (poco meno di 400mila diagnosi in totale in Italia) tocca un po’ tutte le categorie, in maniera omogenea tra i maschi e le femmine, l’aumento del numero di decessi riguarda soltanto alcune forme tumorali, tra cui quella del pancreas.
UNA PATOLOGIA DIFFICILE DA IDENTIFICARE IN FASE PRECOCE
Come esplicitano i dati del Registro AIRTUM, rispetto a un ventennio fa il numero di morti causate da tutti i tumori si è abbassato, prova evidente dei progressi in campo medico, segnati dall’arrivo di nuovi farmaci e da un approccio il più possibile personalizzato nei riguardi del singolo individuo: tra gli uomini le morti oncologiche sono scese del 14,4%, con riduzioni significative per il tumore della prostata, del polmone e del colon-retto, mentre tra le donne è stata registrata una flessione del 6,1%, derivante da un numero più basso di decessi provocati dal cancro allo stomaco, al colon-retto e alla mammella. Purtroppo, in controtendenza, sia tra i maschi che tra le femmine il tumore del pancreas ha fatto segnare un aumento dei decessi, rispettivamente dell’1,9 e del 6,9%. Tra i motivi che più concorrono a spiegare questo triste fenomeno c’è la difficoltà di rilevare il tumore nelle fasi iniziali di sviluppo: l’adenocarcinoma pancreatico tende a non dare segnali della sua presenza continuando a crescere e svilupparsi senza che il paziente possa averne sentore, e quando si presentano i primi sintomi (tra cui ittero e dolore addominale) per molti è già tardi. Non sono disponibili test ematochimici e marcatori specificamente associati allo sviluppo del tumore - aspetto questo che rende impossibile realizzare programmi di screening come quelli attivi per il tumore della mammella o del colon-retto - ma sono noti alcuni fattori di rischio, tra cui l’abitudine al fumo di sigaretta, l’obesità e patologie croniche del pancreas come la pancreatite. Anche condizioni familiari, quali la sindrome di Peutz-Jeghers o di Lynch, la pancreatite ereditaria e le mutazioni del gene BRCA2 possono essere collegate a una maggiore probabilità di sviluppo del tumore pancreatico.
NUOVE TERAPIE IN FASE DI STUDIO
Come accennato, una buona fetta di tumori del pancreas viene rilevata in fase avanzata - in molti casi quando sono già presenti metastasi - e solo un paziente su cinque può essere, di conseguenza, sottoposto a una terapia chirurgica con intento curativo. Ciò rende necessario da un lato elaborare nuovi ed efficienti sistemi per identificare il più precocemente possibile la presenza delle lesioni tumorali al pancreas, dall’altro portare l’attenzione sullo sviluppo di nuovi farmaci o combinazioni di farmaci che riescano a rallentare, se non addirittura fermare, la progressione della malattia. In un articolo da poco pubblicato sulla rivista The Lancet, un gruppo internazionale di medici e ricercatori ha valutato la sicurezza e l’attività antitumorale della combinazione tra mitazalimab, un anticorpo IgG1 diretto contro il recettore CD40 sulle cellule dendritiche, e il regime terapeutico FOLFIRINOX modificato (mFOLFIRINOX), composto da un cocktail di più farmaci tra cui fluorouracile, leucovorin, oxaliplatino e irinotecan. Nello studio di Fase Ib/II OPTIMIZE-1 sono stati arruolati pazienti adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico duttale metastatico a cui è stato proposto il regime terapeutico sperimentale. Lo studio, condotto in 14 centri di ricerca e ospedali universitari tra Belgio, Francia e Spagna, ha arruolato 70 pazienti e ha raggiunto i suoi principali obiettivi, che erano, rispettivamente per la Fase Ib e la Fase II, di determinare la dose migliore di mitazalimab in combinazione con il regime mFOLFIRINOX per via endovenosa e di determinare il tasso di risposta obiettiva al trattamento - che è risultato superiore al 30%. I ricercatori hanno espresso la loro soddisfazione sia in termini di efficacia che di sicurezza della combinazione, che continuerà ad essere valutata in uno studio di Fase III randomizzato e controllato: se il nuovo regime dovesse confermare ulteriormente la propria validità potrebbe prospettarsi una nuova opportunità di cura per l’adenocarcinoma duttale del pancreas metastatico, un tumore aggressivo con tassi di sopravvivenza ancora troppo bassi e opzioni terapeutiche limitate.
NUOVI FARMACI APPENA APPROVATI PER LE FORME METASTATICHE
Nel frattempo, altri farmaci si trovano in una fase più avanzata e sono già disponibili sul mercato: è il caso dell’irinotecano liposomiale pegilato (Nal-Iri), che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha già ammesso alla rimborsabilità per tutti i pazienti con tumore del pancreas in fase metastatica, primo e unico farmaco approvato per il trattamento di seconda linea in grado di garantire un significativo vantaggio in termini di sopravvivenza. Innovativo il principio che sfrutta la nanotecnologia liposomiale, cioè l’utilizzo di vescicole lipidiche (liposomi) contenenti il principio attivo (irinotecano) che si accumulano soprattutto nel tessuto tumorale, dove i macrofagi le assorbono liberando l’irinotecano, che entra nel nucleo delle cellule tumorali bloccandone la replicazione. “È una nuova frontiera della ricerca farmacologica”, sottolinea Romano Danesi, docente di Farmacologia presso il dipartimento di Oncologia e Oncoematologia dell’Università di Milano, spiegando come la tecnologia migliori la bio-distribuzione, la stabilità e la farmacocinetica del principio attivo.
L’efficacia clinica di Nal-Iri in associazione con 5-fluorouracile (5-FU) e leucovorin (LV) è stata dimostrata nell’ambito dello studio di Fase III Napoli-1, che ha documentato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza mediana da 4,2 a 6,1 mesi rispetto ai soli 5-FU/LV, con una riduzione del rischio di morte del 33%. “I risultati dello studio Napoli-1 hanno dimostrato un vantaggio in termini di risposte obiettive, di tempo alla progressione della malattia e di sopravvivenza globale nel gruppo trattato con la combinazione dei due farmaci”, osserva Michele Milella, professore di oncologia e direttore della Divisione di Oncologia medica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Conferme addizionali sui vantaggi del trattamento sono giunte anche da uno studio di Real World Evidence (RWE) nel quale sono stati raccolti i dati dei pazienti in 11 centri oncologici su tutto il territorio nazionale, dati che hanno messo in luce una riduzione della malattia nel 12% dei casi trattati con Nal-Iri. Ritardare la progressione del tumore vuol dire anche ritardare l’insorgenza di nuovi sintomi, in modo particolare il dolore e il calo di peso.
LA RICERCA CHE AVANZA: INDAGARE I MECCANISMI CON CUI SI SVILUPPA IL TUMORE
Parallelamente ai passi avanti sul fronte terapeutico, si realizzano progressi nella comprensione di quali meccanismi biologici sottendano lo sviluppo del tumore al pancreas. È di alcune settimane fa la notizia che un gruppo di studiosi dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), insieme ai colleghi dell’Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare (IFOM) e dell’Ospedale Humanitas di Milano, ha contribuito a far luce su alcuni meccanismi molecolari legati alla patologia. Le loro scoperte, riportate sulla rivista Cancer Cell, hanno permesso di fare chiarezza sull’eterogeneità cellulare che caratterizza l’adenocarcinoma pancreatico duttale: ricorrendo a tecnologie di ultima generazione per la profilazione molecolare delle cellule tumorali, i ricercatori hanno individuato tre distinti tipi morfologici che coesistono nel tumore e sono correlati a una diversa organizzazione della matrice extracellulare: identificare queste tipologie e tracciarne le caratteristiche a livello istologico e molecolare è il punto di partenza per mettere a punto nuove strategie terapeutiche con cui contrastare la proliferazione delle cellule tumorali stesse e bloccare l’avanzata della malattia.
CENTRI DI RIFERIMENTO E ASSISTENZA SUL TERRITORIO
Nella lotta al tumore al pancreas rimane prioritario disegnare e dare applicazione a percorsi diagnostico-terapeutico assistenziali chiari e integrati, che conducano i pazienti ai medici esperti nei centri ad elevata specializzazione, dove la presa in carico può essere effettuata in maniera completa. Serve creare il giusto collegamento tra le Pancreas Unit specializzate - che non sono molte su tutto il territorio nazionale - e i centri periferici, in modo tale da convogliare i pazienti agli specialisti nei momenti giusti, sia in fase di diagnosi che di trattamento. Per affrontare e sconfiggere il tumore del pancreas occorre innanzitutto adottare un approccio multidisciplinare, a cominciare dai medici sul territorio per arrivare agli specialisti nei centri di riferimento.